Cosa accade quando una tradizione vitivinicola familiare si tramanda di padre in figlio? Innovare non vuol dire stravolgere, ma progredire costruendo sulle spalle dei giganti per citare Newton. Qui però non parliamo di mele e gravità, ma di uva e di vino, di greco più precisamente. 

Nardone e Piccirillo riesce a donare al Greco di Tufo una dimensione completamente nuova, realizzando un vino autentico, non filtrato, splendido nelle sue imperfezioni. 

Prodotto tra i Comuni di Montefusco e Tufo in provincia di Avellino, il Greco di Nardone e Piccirillo viene vinificato con pressatura soffice, conseguente decantazione a freddo e fermentazione in vasche di acciaio inox a temperatura controllata.

L’affinamento  viene realizzato in vasche di acciaio inox per quattro mesi ed almeno due mesi in bottiglia.

All’esame visivo questa bottiglia spiazza il degustatore con un colore giallo paglierino estremamente carico ed opaco, conseguenza della mancata filtrazione, scelta stilistica dei produttori che, in effetti, valorizza non soltanto l’aspetto esteriore, ma anche il sapore del vino.

All’olfatto si apre con un bouquet di profumi ben delineati che spaziano dalla frutta esotica ai fiori appassiti e prosegue con una nota minerale caratteristica del terreno ricco di calcare.

Al gusto risulta morbido, rotondo, ma anche decisamente sapido ed in grado di perpetuare con coerenza le note minerali e fruttate avvertite all’olfatto.

Un vino intrigante, frutto di passione, sacrifici e sperimentazioni che a malapena riescono ad essere ripagati dalle poche migliaia di bottiglie realizzate, ma che fortemente colpiscono il cuore di noi appassionati, riuscendo a stupirci là dove non lo crederemmo più possibile.

A questo punto non vediamo l’ora di assaggiare il Taurasi di Nardone e Piccirillo e confrontarlo, magari, con il Vigna Macchia dei Goti o con il Piano di Montevergine.