La cantina Urlar si trova a Gladstone, nella subregione di Wairarapa, una nota regione vinicola neozelandese. “Urlarè una parola gaelica che significa La Terra“. Come suggerisce il nome, la cantina Urlar adotta pratiche biodinamiche per trattare la natura con il massimo rispetto.

Pratiche come l’utilizzo di vinacce come compost, evitando l’applicazione di fertilizzanti chimici, o come l’impiego di sola acqua piovana o di sorgente per l’agricoltura, che viene successivamente restituita alla terra dopo la filtrazione. Oppure la cosiddetta “rotazione interfilare delle colture”, una tecnica che consente di mantenere i terreni sani, pieni di vita e biodiversità: ogni anno, una fila su sette è seminata in una varietà di piante e fiori benefici. Non a caso, dunque, l’azienda ha conseguito il certificato di BioGro rilasciato dalle autorità neozelandesi ai produttori biologici.

Le uve sono raccolte a mano in base al sapore e alla maturità della buccia. Ogni clone è fermentato separatamente in una miscela di cuvée, tradizionali in rovere e vasche di acciaio inossidabile. Una volta che questi elementi sono uniti il vino viene spremuto e maturato in barriques nuove, di rovere francese al 20%. Il vino è chiarificato, ma non filtrato.

La bottiglia si presenta con il tappo a vite, invece del tradizionale sughero. Sempre più usato in queste zone del mondo ma, probabilmente, non permette al vino di evolversi in modo unico.

Prima di poter dire di essere diventati esperti di questo terroir dovremo fare ancora molti assaggi, ma ogni bottiglia ci avvicina sempre di più a questo mondo lontano.

Il colore rosso rubino trasparente dai riflessi granati, non è particolarmente brillante, cosa che ci lasciato un po’ di perplessità, ma forse dovuto alla assenza di filtrazione. Il profumo invece è delicatamente intenso, frutti rossi scuri, note di erba secca, spezie e sottobosco. In bocca la sua migliore qualità risulta la finezza dei tannini, riportandoci a quei sentori già sentiti al naso. Buono il corpo e mineralità, forse pecca di persistenza che ci saremmo aspettato più lunga.

Un vino setoso, ideale per accompagnare piatti a base di selvaggina, come una noce di cervo arrosto.