Chiudo gli occhi e, nel frastuono della sala affollata, riesco ad avvertire soltanto il suono discreto delle bollicine. 
Immagino i banchetti all’epoca di Re e Regine, immagino coppe che trasudano champagne ed immagino esattamente questo gusto: sottile, morbido, caldo.

Apro gli occhi ed ho tra le mie mani un Franciacorta Satèn dalle bollicine numerose e finissime, che al naso pare ancora verde.
Pungente e frizzante già all’olfatto, sembra quasi turbato per essere giunto a compimento così giovane.
Sul palato impatta con naturalezza, mostrando un portamento regale e delicato come la seta, da cui prende il nome.
Ha però la personalità dello Chardonnay in purezza da vendere e di un affinamento sui lieviti che dura oltre 30 mesi.

Un vino importante, tutto pasto, degno di una corte, quasi sprecato per il servizio in flûte.
Chissà se questa fosse anche la visione del suo produttore, il Barone Pizzini, tra i pionieri del Franciacorta biologico, cui va’ il merito di aver realizzato un vino di classe e dalla grande personalità.